Qui gladio ferit gladio perit (chi di spada ferisce di spada perirà)

Ci sono forme di amore che feriscono, che si allontanano a dismisura dalle virtù e dalle qualità del vero amore. – Fare violenza verbale, procurare sofferenza altrui con l’offesa o l’inganno, per esempio facendo ingelosire il partner per garantirsi un vantaggio, è il modo più veloce per rattrappire la comunicazione e favorire un profondo divario il più delle volte incolmabile che inevitabilmente porta alla rottura. Perché accade questo? Primo fra tutto: la paura. Nella maggior parte dei casi si provoca perché nelle reazioni possiamo trovare delle risposte. Si arrabbia? allora ci tiene. L’amore purtroppo non ha nulla a che vedere con la passione, e le gioie del sesso hanno ragione d’essere solo come coronamento alla tensione emotiva di un cuore che brucia d’amore. Un antico proverbio africano recita: Non mostrare l’oro a chi non lo conosce, perché quasi certamente ne farà un coltello. L’amore passionale viene concepito come una battaglia in cui ciascuno tenta di distruggere l’altro, sfondando le mura protettive della sua personalità. Non soltanto l’amore passionale, ma ogni relazione d’amicizia è possibile, quindi, soltanto in quanto consideriamo gli altri come proiezione del proprio Io. (Storia della filosofia occidentale / il movimento romantico – Bertrand Russell). Ed è per questo che vi invito a riflettere su quanto i notiziari stanno passando in questo ultimo periodo. Perché così tante morti per mezzo di armi bianche?  

foto in basso: per gentile concessione di Naike Rivelli / Video: Shining – scena cult / in fondo alla pagina un recente episodio di cronaca e una serie di link a notizie che sembrano avere tutte un unico comune denominatore: la spada

Noi insieme appassionatamente

17796187_1032261470244421_3859300183932258795_n

accoltellamenti:

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2017/04/03/femminicidio-uccide-la-convivente-e-si-costituisce_3d80bff6-c348-4abe-9dd2-cd1fd9201697.html

http://www.ansa.it/liguria/notizie/2017/04/07/uccisa-19enne-a-pietra-ligure_924a7a14-3fbc-44e5-af12-4ab1ff5dde52.html

http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2017/04/13/due-donne-uccise-a-ortona-chieti-fermato-un-uomo_0a8c04b1-d121-4827-8ae3-15d92ba75f23.html

http://www.ansa.it/veneto/notizie/2017/04/13/uccide-la-moglie-a-coltellate-poi-chiama-carabinieri_9b178744-3322-464e-8539-d90065ba3511.html

http://www.ansa.it/campania/notizie/2017/05/14/uccisa-per-difendere-amica-da-ex_a6e19b25-b3ef-49b8-a81c-e3e5405ce658.html

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2017/06/11/donna-uccisa-in-sardegnaferito-compagno_0a5208b3-e16a-4fa7-b23f-d77dca3ca099.html

http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2017/06/21/dottoressa-uccisa-a-coltellate-nel-teramano_128c9efb-6b5d-4e01-a95a-f9fb87714c07.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/22/roma-tenta-di-violentare-una-16enne-ma-lei-lo-accoltella-fermato-un-30enne/3678483/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/23/modena-uccide-il-compagno-con-otto-coltellate-e-lo-evira-poi-chiama-la-polizia/3680101/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/23/roma-ferisce-laggressore-con-coltello-da-scout-per-difendersi-dallo-stupro-sedicenne-scagionata-e-legittima-difesa/3680385/

http://www.ilgiornale.it/news/politica/accoltella-convivente-e-evira-mentre-muore-1412628.html

 

 

 

Vuoi trovare le ombre? Prova ad accendere la luce. (Kingdom Hearts)

Tratto interamente da: Il lato oscuro della nostra personalità, l’Ombra. di Ana Maria Sepe

Dentro di noi abbiamo un'Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare. C. Gustav Jung

A volte ci capita di non avere coscienza di ciò che sta accadendo intorno a noi, di essere la causa principale delle nostre sofferenze o di quella altrui senza poi riuscire ad ammetterlo. Ecco, parliamo dell’Ombra, della parte più inconscia di noi, di colei che si nasconde alla coscienza per nascondere alla parte cosciente, quella più negativa.

 

In pratica, le persone collegano il loro lato Ombra a tutti quegli aspetti negativi, a quelle immagini di sé da ripudiare, condannare e quindi nascondere.

Se n’è occupata la letteratura con Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde, e il cinema, per esempio con Fight Club, racconti di come possa essere conflittuale se non tragico il rapporto con la propria ombra.

Cos’è l’ombra?

L’Ombra è un concetto che Jung ha formulato per descrivere l’insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità umana, rappresenta tutti i contenuti rifiutati, rimossi e non autorizzati dalla coscienza, per l’educazione e le influenze a cui è sottoposto l’individuo

Con ogni nome la psicologia ha provato a definire il lato oscuro della nostra personalità: depressione, ansia, narcisismo, manipolazione, vittimismo….. Per Ombra si intende un contenuto psichico che non è in relazione con la coscienza, o comunque di cui si è scarsamente consapevoli. L’Ombra è ciò che una persona crede di essere e non vorrebbe essere, somma di tutte le qualità sgradevoli che si vuole rigettare, il lato oscuro in noi ovvero quello che si considera inaccettabile.

La Persona è, per Jung, intesa secondo l’antico significato attribuito dai greci, ovvero, la maschera che ognuno di noi porta e che viene determinata dal ruolo che occupa all’interno della società. Ma come esiste l’esteriore esiste l’interiore: alla Persona si contrappone l’Ombra, ovvero, l’inconscio, che instaura con questa un relazione compensatoria, come il bene e il male.

La natura dell’Ombra

Carl Gustav Jung ritiene che l’essere umano deleghi all’Ombra tutto ciò che ritiene essere negativo: l’Ombra diventa il peso di tutti i sentimenti umani che generano senso di colpa, vergogna, dolore, perversione e quant’altro il Super-Io possa ritenere degno di essere giudicato ed escluso. Per conoscere realmente chi si è, dice Jung, bisogna partire dal riconoscere che in sé esiste anche l’Ombra e che tutta l’oscurità che noi riconosciamo intorno a noi, in realtà, vive innanzitutto dentro di noi.

 L’Ombra viene proiettata all’esterno

L’Ombra, come tutto ciò che è inconscio, viene proiettata. Cosa significa? Vuol dire, vedere negli altri gli aspetti e le qualità di cui noi non siamo consapevoli, e pertanto, ci sentiamo particolarmente attratti dalle persone su cui proiettiamo. Di conseguenza non facciamo altro che pensarli, osservarli e parlare di loro, come se fossero il centro della nostra attenzione.

Magari di quella persona pensiamo “Che persona inaffidabile! Non la sopporto!” e allora non vogliamo riconoscere qualcosa di simile al nostro carattere.  In sintesi, le profonde antipatie ingiustificate sono quasi sempre il frutto della proiezione della propria Ombra.

Rappresentazioni dell’Ombra: come si manifesta l’Ombra

L’Ombra si manifesta in vari atteggiamenti negativi dominanti. Vi è l’Ombra rappresentata da quelle persone che abitualmente attribuiscono ad altri la colpa della loro incapacità: sono gli altri i responsabili della loro infelicità e in virtù di questa ‘ingiustizia’, pretendono una sorta di risarcimento per i torti subiti.

Quando la nostra vita è dominata da questo tipo di Ombra, può accadere che, non comprendendone le ragioni, diventano ostili con tutti (e i primi bersagli sono, paradossalmente, proprio coloro che cercano di aiutarli), facendo del male a se stessi e/o agli altri.

In casi del genere si può entrare in depressione, avere atteggiamenti del tipo: “… sto male, non ci riesco, tutti contro di me, non mi va, non ti aspettare nulla da me, ecc “.

Altra figura è quella del ‘privo di scrupoli’, del ‘il fine giustifica i mezzi’; in questo caso, il Super-io viene condannato all’esilio con il risultato effimero di avere la sensazione di essere liberi da ogni preoccupazione morale, etica o del bene comune. Ciò che conta è mirare allo scopo, portare a casa il risultato, superando se non addirittura rimuovendo ogni eventuale principio morale preesistente.

In questo clima, si sta esageratamente all’erta e ogni cosa che viene vista come non utile è bollata come dannosa ed eventuali soggetti che si pongono sul proprio ‘cammino’ sono percepiti come una minaccia o una sfida da affrontare e vincere.

Quanti amici, parenti, partner, etc, (oppure noi) ci mettono al corrente del proprie inguaribili sofferenze e nel fare ciò fanno sentire l’altro come colpevole? Nel fare ciò, chi è dominato da questa Ombra, si comporta in modo ricattatorio al solo scopo di dominare o soffocare gli altri.

Poi non si può non menzionare coloro che per raggiungere una perfezione impossibile, per essere cioè all’altezza di un impossibile traguardo, tentano continuamente di migliorarsi, facendo infiniti corsi, senza però sentirsi mai pronti per impegnarsi in qualcosa da realizzare.

Al polo opposto invece ci sono i soggetti che hanno comportamenti distruttivi e con possibili dipendenze (farmaci, alcol, droga, gioco, shopping, etc). Tali persone si precludono ogni possibilità di relazionarsi, hanno un’autostima inesistente, difficoltà nel mondo lavorativo e sono inclini ad un uso molto spesso incontrollato della violenza fisica e psichica. La loro incapacità di controllarsi spesso li conducono a compiere azioni criminose.

Altre manifestazioni dell’ombra sono quelle rappresentate dai seduttori incalliti, da coloro che sono dipendenti in modo patologico dall’amore e dal sesso, da coloro che impazziscono quando si credono innamorati per poi sentirsi distrutti quando finisce; coloro che si identificano con il lavoro e ne fanno l’unica ragione di vita; le persone che usano l’autorità per schiacciare gli altri o che sono abilissimi nel declinare al negativo (di se stessi e degli altri) tutto ciò che di positivo c’è.

Il paradosso dell’Ombra

Secondo Jung, l’uomo che si identifica con la sua immagine pubblica trascurando la sua vita inconscia fa sì che questa parte da lui ignorata venga fuori da sola, con una forza esplosiva, nei rapporti che lui ha con le persone che lo circondano.

Pertanto, più tendiamo a mantenere l’Ombra in una dimensione inconscia, più questa cresce, si amplia, diventa vorace e acquista potere. L’ombra, se rimane isolata dalla totalità, porta progressivamente ad una destrutturazione della Persona e alimenta nell’essere umano una distruttività tale da boicottare e rovinare se stesso, le sue relazioni: il mondo comincia sempre di più ad essere guardato e interpretato attraverso lenti alterate e malate che ne distorcono la forma e lo portano, sempre di più, alla destrutturazione e all’annientamento.

Riconoscere l’Ombra

La via da seguire è dunque quella di prestare attenzione a questa personalità interiore, letteralmente parlando con sé stessi. Si dovrebbe superare qualsiasi imbarazzo nel farlo e consentire a ciascuna parte di sé stessi di parlare con l’altra, in modo che entrambi  possano sentirsi pienamente ascoltati.

E’ importante mantenere un atteggiamento non giudicante. Se si giudica l’altra parte di sé stessi, essa potrebbe guadagnare potere perché si sente offesa e pertanto giustificata nelle sue lamentele. E’ qui che la terapia può aiutare. “Il corso della terapia è quindi come una conversazione con l’inconscio”, scrive Jung . E quando si sentono ascoltate, le tensioni tra la personalità interna ed esterna si placano, regalando una vita più serena. Inoltre, si avrà più energia per affrontare la vita, perché ci si sentirà meno in guerra con sé stessi e con le persone intorno a sé.

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sugli argomenti che salvaguardano la tua crescita emotiva, puoi seguirmi sulla mia pagina di facebook “Psicoadvisor“, aggiungermi su Facebook

Una breve lettura su Elia Preziosi, da “Il confine dell’ombra”.

 

fotogramma tratto da: VERO Shortfilm

vero sca

AMICIZIA

#Aristotele suddivide gli #amici in tre categorie: le prime due riguardano le amicizie strette per #interesse, mentre solo la terza costituirebbe l’#amicizia vera, quella che vale la pena stringere. E quella anche molto più rara.

Gianluca Venturini | Etica

Chi non desidera, su questa terra, avere degli amici? Essi sono i nostri “alleati” nella grande avventura della vita, e stare in loro compagnia ci consente di trovare la forza di “andare avanti” nonostante i numerosi problemi che sempre ci assillano. Ma le amicizie sono proprio tutte uguali? O, detto altrimenti: esiste un solo tipo di amicizia o ci sono molti modi diversi di essere “amici”?

Per trovare risposta a queste domande possiamo provare a rivolgerci a un testo molto antico (è stato composto addirittura nel IV sec. a.C., quindi più di duemila e trecento anni fa!), ma che è senza alcun dubbio perfettamente capace di essere ancora attuale, ricco com’è di osservazioni estremamente interessanti e profonde: stiamo parlando dell’Etica Nicomachea di Aristotele. Tale scritto è diviso in dieci “libri” (termine con il quale nell’antichità si indicava ciò che noi oggi chiameremmo in realtà “capitoli”), e i “libri” che vanno dall’VIII al IX sono per l’appunto dedicati alla trattazione dell’argomento di cui in questa occasione intendiamo occuparci: le diverse sfumature dell’amicizia. Ovviamente, di quanto è contenuto in essi offriremo qui soltanto un piccolissimo assaggio.

Aristotele incomincia la sua indagine sull’amicizia ricordando che essa «è un aspetto estremamente necessario della nostra vita, dato che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni». Non va infatti dimenticato che l’uomo, dopotutto, è pur sempre un essere sociale. Dopo aver tratteggiato alcuni vantaggi dell’amicizia, Aristotele afferma che le radici di tale tipo di rapporto affettivo si trovano in natura, e infatti sono osservabili in tutte le specie animali viventi. Ma anche l’uomo è un animale, e infatti, dice Aristotele, nel proprio profondo «ciascun essere umano sente vicino a sé, e quindi amico, ogni [altro] essere umano». La volontà di allacciare un rapporto positivo con le persone che di volta in volta incontriamo fa quindi parte del nostro “DNA”, anche se è vero che purtroppo non sempre tale desiderio viene corrisposto e riesce quindi a realizzarsi pienamente. Solo «quando la benevolenza è contraccambiata, diviene amicizia», conclude pertanto Aristotele.

Dopo aver effettuato alcune precisazioni, egli arriva poi a porsi l’interrogativo che più ci interessa: «vi è una sola specie d’amicizia o più d’una»? Secondo il “maestro di coloro che sanno” (così Aristotele è chiamato da Dante) vi sono ben tre tipi di amicizia, la cui differenza reciproca è principalmente determinata dal motivo per il quale si diventa amici di un’altra persona.

In primo luogo, dice Aristotele, si può diventare amici di qualcuno al solo scopo di ricavarne qualcosa di utile per noi stessi, ossia al fine di averne un proprio tornaconto personale. In questo caso, osserva il filosofo greco, non siamo in presenza di un rapporto di amicizia vero e proprio, perché ciò a cui veramente “puntiamo” non è tanto la persona della quale stiamo diventando amici, ma ciò che riteniamo di poter ottenere “sfruttandola”.

Poniamo ad esempio che un certo ragazzo che conosco, Marco, abbia una bellissima motocicletta che io con i miei pochi risparmi non potrei mai permettermi di comprare. In tal caso, potrei decidere di diventare amico di Marco per cercare poi in un secondo tempo di convincerlo a prestarmi ogni tanto la sua “due ruote”. Marco a sua volta potrebbe decidere di diventare mio amico e di darmi in prestito la moto per qualche ora al mese se in cambio convincessi i miei genitori a dargli la possibilità di usare la loro casa al mare per un paio di settimane durante l’estate.

Anche se io e Marco ci consideriamo amici a tutti gli effetti e spendiamo del tempo insieme, resta il fatto che ciò che veramente vogliamo non è il bene dell’altro, ma avere in prestito la motocicletta o la casa al mare. Si pensi inoltre a che cosa accadrebbe se Marco per un qualunque motivo si rifiutasse di prestarmi la moto: evidentemente, presto o tardi io cesserei di frequentarlo, perché il mio interesse per lui era subordinato e finalizzato all’uso della sua motocicletta. Lo stesso farebbe Marco nei miei confronti se i miei genitori gli negassero la possibilità di usare la casa al mare. «Quelli che sono amici per [amore del proprio] utile sciolgono l’amicizia insieme al venir meno dell’utile: non erano amici l’uno dell’altro, ma del profitto», ossia di ciò che potevano ricavare dal loro legame, ammonisce Aristotele.

Si noti che il bene che io voglio raggiungere attraverso Marco non deve essere per forza un “oggetto” come la motocicletta, ma può anche essere qualcosa di più “immateriale”, come il piacere o il mio personale benessere. Siamo al secondo gradino dell’amicizia, che però esprime ancora un legame non perfettamente autentico e duraturo. Ci troviamo in questo secondo caso se ad esempio l’unico motivo che mi ha portato a diventare amico di Marco è il fatto che mi è simpatico, racconta bene le barzellette e mi fa ridere. Anche questo legame d’amicizia è alla fin fine effimero, perché il giorno che Marco cesserà di farmi divertire con le sue battute smetterò anche di vederlo, diradando sempre più le mie occasioni d’incontro con lui.

Ecco perché, secondo Aristotele, questi primi due tipi di amicizia (che potremmo anche definire “amicizie per interesse”) non sono destinate a durare: se a interessarci non è la persona che il nostro amico è nel suo complesso, ma è soltanto qualcosa che questa persona è, o ha, o può farci ottenere, non appena quella persona cesserà di avere, o di essere, o di poterci far ottenere quel certo qualcosa, l’amicizia inevitabilmente si scioglierà. Un segno, questo, che in fin dei conti il nostro non era un legame vero e profondo.

Salendo di un gradino ancora e raggiungendo quindi il punto più alto della “scala” dell’amicizia, troviamo infine il rapporto amichevole che si forma tra persone che praticano una stessa virtù. In questo caso, l’amicizia contribuisce al perfezionamento morale di entrambi i “contraenti”, e quindi non è semplicemente finalizzata all’ottenimento immediato di qualcosa di utile o di piacevole, né è “sbilanciata” in favore di uno solo dei due poli della coppia. Gli amici appartenenti a questa terza tipologia si spronano infatti a vicenda a fare sempre del proprio meglio in un certo campo (o anche in molti), e quindi traggono entrambi un positivo profitto “spirituale” dallo stare assieme. Inoltre, a differenza dei primi due esemplari di amici, gli amici di quest’ultimo tipo «desiderano allo stesso modo l’uno il bene dell’altro, e sono buoni di per sé». Ognuno dei due è poi utile all’altro nel perseguimento di un obiettivo comune: la realizzazione del “Bene” (ma, volendo rimanere all’interno del vocabolario aristotelico, dovremmo forse piuttosto parlare del raggiungimento del “giusto mezzo” o di un “perfetto equilibrio”) nel proprio modo di pensare, di agire, di comportarsi.

Dato poi che, a differenza delle passioni e degli interessi momentanei, «la virtù è cosa stabile» (quantomeno una volta che la si sia acquisita), ne si può concludere che «tale amicizia permane salda», almeno finché entrambi gli amici continuano a perseguire una comune virtù e quindi la via del Bene. «L’af­fet­to e l’amicizia che si trovano in tali persone sono al massimo grado, e i migliori», annota Aristotele. «Bello è fare il bene senza mirare al contraccambio», egli continua, ed è proprio questo che accade nel terzo tipo di amicizia. Certo, rileva il filosofo, «è ragionevole che tali amicizie siano rare: uomini di tal sorta non sono frequenti, e in più tale amicizia ha bisogno di tempo e di consuetudine». La rarità di tale tipo di legame si spiega anche con il fatto che «tutti, o quasi, desiderano compiere belle azioni, ma poi, [alla prova dei fatti,] scelgono ciò che è loro utile [o piacevole.

Come si può vedere, i tre modelli di amicizia che Aristotele ci propone non sono “equivalenti”: il secondo modello relazionale ha maggior valore del primo, e il terzo tipo di amicizia è molto più prezioso dei primi due. L’implicito consiglio che questo antico filosofo greco ci vuole fornire è allora di evitare di limitarci soltanto a desiderare di aumentare il numero dei nostri amici, e di puntare piuttosto a incrementare la qualità della relazione che intendiamo sviluppare con loro. È infatti facile mettere in piedi una gran quantità di amicizie scadenti, ma esse non sono poi effettivamente in grado di cambiare in meglio la nostra vita e quella del­l’a­mi­co e di “lasciare il segno” nella nostra anima.

«Il desiderio d’amicizia», e dunque di riconoscimento intersoggettivo, – puntualizza Aristotele – «è rapido a nascere, [ma] la [vera] amicizia no». Essa richiede tempo, risorse, pazienza, comprensione, ascolto e tanta volontà di impegnarsi per davvero nel perseguimento delle virtù e nella comune ricerca delle “cose belle” della vita. D’al­tron­de, come dice Spinoza al termine della sua Etica, «tutte le cose più splendide sono tanto difficili [da ottenere], quanto rare», ma – aggiungiamo noi seguendo Aristotele – sono forse anche le uniche per cui valga veramente la pena di lottare.

Gianluca Venturini

Articolo di Gianluca Venturini, tratto da: lachiavedisophia

Seguono i link al testo di Aristotele i cui capitoli VIII e IX, sono dedicati interamente all’amicizia. Buona lettura.

http://www.filosofico.net/eticaanicomaco.htm

http://www.filosofico.net/eticaanicomaco8.htm

http://www.filosofico.net/eticaanicomaco9.htm

end of the war

“Il malessere che proviamo è proporzionale al marciume che dispensiamo. Quando in questa vita l’anima si sarà staccata dalla carne, si avrà chiara la differenza tra bene e male, tra buono e cattivo.”

ventiventi 2020 – the end of the war (world)
carta pesta su polistirene 30×30 – Nicola D’Antona

fisi

Green

[Quaresima 2017 – Clip su La passione] – I significanti non sono nelle parole ma nelle azioni; per questo IO SONO.

L’ULTIMO TERRESTRE è un film del 2011, il primo diretto da Gianni Pacinotti, autore di fumetti meglio noto come Gipi. (Attenzione – Spoiler)

Sex

[Quaresima 2017 – clip su La passione #0]
Guido e il $e$$o – La follia inizia là dove si turba il rapporto dell’uomo con la verità [Michel Foucault]